Kurdish Info 31.01.2010- Duran Kalkan, membro del Consiglio esecutivo dell’assemblea dei Comuni
del Kurdistan, in un’intervista all’agenzia stampa Firat ha dichiarato
che gli attacchi e gli arresti nei confronti di chi fa una politica
democratica equivalgono ad una dichiarazione di guerra. Kalkan
ricorda che,attualmente si trovano in prigione 900 politici. L’AKP sta
portando la Turchia alla guerra. Si tratta di bloccare i preparativi
per estese operazioni militari. Pubblichiamo qui estratti della prima
parte della sua intervista, pubblicata il 25 gennaio scorso.
ANF: Una delle cose fondamentali della politica estera turca si basa su di una politica di annientamento. Che cosa ne pensa?Duran Kalkan: Non è nuovo il fatto che l’AKP promuova una politica d’annientamento. Promuovere questa politica significa di fatto muoversi e proseguire sulla politica del colpo di Stato del 1980. Dall’altra parte, non è facile far fuori il movimento per la liberazione PKK, che può mobilitare e far scendere in strada tutto il popolo kurdo. Nel breve periodo non vi sarà nessun annnientamento. Questa significa che se il movimento dovesse essere fatto fuori, ciò avverrà solamente dopo un lungo processo.
Un ulteriore punto è il fatto che, l’annientamento del PKK non è uno degli obiettivi, bensì l’unico obiettivo della Turchia. Tutti gli obiettivi, a partire dall’economia sino alla cultura sono strettamente legati all’annientamento del PKK. Tutti i programmi, i piani, rapporti espliciti e segreti si basano su questo obiettivo. Anche prima dell’avvento al potere dell’AKP era così.
Come già detto, la politica d’annientamento non è nuova. Il colpo di Stato del 12 settembre 1980 aveva questo obiettivo e da allora la guerra continua. Diversi governi e Stati maggiori dell’esercito si sono succeduti e sono stati elaborati sempre piani di annientamento, e sono state sprecate tante occasioni da tutti i punti di vista ( economico,sociale, politico, ideologico, psicologico e culturali) e tutte le alleanze in politica estera si sono basate su questo obiettivo. Questo obiettivo a partire dal 12 settembre 1980 passando per il 15 febbraio 1999, quando Abdullah Öcalan fu arrestato) va avanti. L’AKP, è chiaro, non ha inventato nulla. I discorsi dell’AKP, che loro sono qualcosa di nuovo, portatori di democrazia e dunque,diversi dai loro precedessori è chiaramente una manifesta menzogna.
Non è altro che primitiva demagogia. L’altro aspetto dell’AKP, per portare avanti la missione consegnatagli dai governi precedenti è quella di usare l’aspetto religioso nella società come mezzo per realizzare questo piano.
E’ proprio vero che esiste un piano del genere. A questo punto si pone una questione: Come deve essere tradotto in realtà? Questa domanda porta ad uan stagnazione. Come si va avanti? Un solo piano non è nulla di nuovo. Questo lo hanno già fatto i governi prima dell’AKP. Come farà l’AKP a realizzare ciò che i governi precedenti non sono riusciti a fare? Priima dell’AKP c’era chi parlava di fine della questione kurda. Sono state vagliate tutte le possibilità. Non hanno raggiunto nessuno risultato. I predecessori dell’AKP erano molto più decisi, aggressivi e astuti. Perciò non significa molto che l’AKP abbia un piano del genere. Importante non è l’obiettivo, ma i mezzi. L’AKP dovrebbe chiarire con quali mezzi vuole ottenere ciò di cui non sono stati capaci i predecessori. Altrimenti, è già chiaro dall’inizio che, i piani messi in atto sinora non hanno portato al risultato desiderato.
In questo contesto è anche noto che l’AKP si è preso l’incarico dell’annientamento e con questo obiettivo fatto arrivare al governo. IL 3 novembre del 2002, l’AKP non era ancora un vero partito. Non aveva nemmeno fatto un congresso. La domanda da porsi è, come ha fatto ad arrivare a guidare il Paese da solo. Certamente gli fu affidata una missione importante e l’AKP era molto motivato. C’erano dietro gli USA e lo Stato Maggiore dell’Esercito. Ciò significa che dall’esterno avevano l’appoggio del sistema globale e dall’interno l’appoggio dello Stato. L’AKP ha detto di si alla stessa politica precedente e per il successo avrebbe fatto di tutto. IL fatto che l’AKP fosse l’unico partito al governo, anche se non era ancora un vero e proprio partito sta a significare che esso era incaricato da un complotto internazionale a continuare una determinata politica.
E ci avviciniamo alla fine del decimo anno di vita di questo complotto. Il complotto aveva l’obiettivo di far fuori il PKK. Questo complotto mirava all’annientamento o perlomeno alla messa fuori gioco del Presidente. In questo modo avrebbe vinto la negazione e l’annientamento della società kurda. E’ noto che il complotto era pianificato dal trio USA-Inghilterra-Israele e trovasse l’appoggio di molti Stati dell’Asia, dell’Europa e del Medio Oriente.
Lo Stato turco, sotto il governo Ecevit , da questo punto di vista voleva avere successo ed ebbe l’appoggio dell’ANAP ( il partito della Madrepatria) e del MHP. Tutti gli schieramenti politici turchi si allearono per il successo di questo complotto. IL piano organizzato dagli Usa, saltò. La resistenza del Presidente APO ad Imrali e la campagna “ Non riuscierete ad oscurare il nostro sole” ha fatto fallire questo piano. Anche la politica successiva, guidata da Ecevit fu sconfitta. E questa è la ragione per la quale il governo Ecevit, nel 2002, finì.
L’unico schieramento, l’unica corrente che non divenne strumento del complotto internazionale, fu l’Islam moderato. E ,per questa ragione, che il 28 febbraio del 1997 fu attuato un colpo di stato post-modernista e così fu inglobata questa corrente. Si creò la linea Tayyp Erdogan. Dove il governo Ecevit non aveva riuscito , fu compiuto l’ultimo passo, quello di inglobare l’Islam moderato. Questo significa che l’AKP il 3 novembre del 2002 andò al potere non con le proprie forze ma con un ampio sostegno. L’AKP, giorno e notte si aggrappa a questa base, principalmente a Abdullah Gül e a Tayyip Erdoğan. Lavorano giorno e notte a questo obiettivo, hanno dedicato la loro vita. Tutto il lavoro che compiono da anni ha un obiettivo preciso: Annientare il PKK. Hanno celato questo obiettivo con false dichiarazioni, menzogne e demagogia. La verità, tuttavia, ossia l’intenzione dell’annientamento è venuta a galla.
La cosa strana e pericolosa è che la demagogia e la menzogna di Tayyip Erdoğan hanno successo.
In realtà, l’AKP ha utilizzato tutte le possibilità per far fuori il PKK, a partire dalla guerra psicologica sino alle operazioni militari, dalla guerra economica alla diplomazia. Il risultato è che stanno allo stesso punto di partenza, o addirittura ancora più dietro. La cosa di cui bisogna discutere non è il piano dell’AKP per l’annientamento, piuttosto il fatto che da otto anni esso non ha successo.
ANF: Come mai non si discute?Duran Kalkan: Non lo capiamo. L’insuccesso è una cosa evidente a tutti. Oggi ci si comporta come se da poco l’AKP avesse manifestato l’intenzione di far fuori il PKK. Non è così, è da otto anni. La questione si pone di nuovo: Quali risultati l’AKP ha prodotto? Rispetto ai governi precedenti, dove sta il loro successo? Si dovrebbe discutere di questo.
In realtà l’AKP è uscito a pezzi dalle elezioni del 29 marzo scorso. Perciò non vuole ascoltare. E, dovrebbe non avere orecchia da mercante; invece insiste con le bugie e la demagogia come se dovesse iniziare tutto daccapo e la gente ci crede. La gente è messa alle strette, a credere a queste menzogne, invece di riconoscere il vero volto dell’AKP. La verità è che l’AKP è stato sconfitto. In questo contesto il 2009 è stato un anno molto importante. Loro stessi volevano trasformare le elezioni comunali in un referendum, ma il referendum è stato vinto dal popolo kurdo, dal movimento kurdo per la liberazione e dalla autonomia democratica, con il 70% dei voti. Nessuno può negare questa evidenza.
Per seconda cosa, è stata smascherata la cosiddetta inziativa pro kurda, ideata per nascondere la vera realtà. Ciò è stato reso possibile grazie agli sforzi del Presidente e del nostro movimento. E’ chiaro, che sotto queste parole “ Iniziativa pro kurda” non si mirava ad una soluzione bensì all’annientamento. La maschera dell’AKP è stata svelata ed è venuta alla luce una politica trentennale mirata all’annientamento. Questo ha significato di nuovo una sconfitta per l’AKP e un successo per il movimento kurdo.
Caduta la maschera, l’AKP ha fatto quello che ha detto. L’iniziativa pro kurda è diventata il “progetto di unità nazionale”. Lo dicono chiaramente che mirano all’annientamento dell’AKP. Questo annientamento comprende il Presidente, la guerriglia, il popolo, la politica democratica, praticamente tutti e ogni strumento va bene. Tutti se ne sono accorti. E da novembre 2009 si è scatenata una dura battaglia. La ragione di tutto questo sta negli attacchi dell’AKP. IL Presidente, il popolo, il movimento kurdo risponde eroicamente con la resistenza. Questa resistenza si pone come obiettivo un futuro libero, umano, democratico. E in questa lotta viene alla luce il volto fascista dell’AKP.
Gli attacchi hanno due obiettivi. Per prima cosa si vuole spiazzare, far fuori la soluzione democratica della questione kurda. La questione kurda che spinge per una soluzione e che al contempo significa una democratizzazione della Turchia deve essere fermata. La seconda cosa è quella di limitare lo spazio del PKK, fatto che inseguono da molto tempo, senza riuscirci. Naturalmente non mollano e cercano di sfruttare tutte le strade possibili, ma l’attuale compito dell’AKP consiste nell’impedire uno sviluppo positivo che si è presentato per la soluzione della questione kurda e della democratizzazione della Turchia.
Il compito dell’AKP è di allungare la vita di questo sistema reazionario, fascista, monopolista e dispotico.
ANF: da mesi si susseguono arresti di centinaia di persone in diverse regioni del Kurdistan. Non importa se sono giovani o vecchi. A che cosa mira questo processo?Duran Kalkan: Senza dubbio è molto pericoloso per la Turchia il fatto che si impedisca la soluzione della questione kurda. E’ senza dubbio un pericolo anche per la società kurda. Il fatto che non vengono prese in considerazione le tante possibilità offerte per una soluzione della questione, sta a significare per il futuro nuovamente una dura guerra.
L’AKP che crede di salvare la Turchia, la sta portando in un mare di guai. Lo abbiamo detto che questa potrà essere per la Turchia una situazione molto pericolosa. In un certo qual modo questa fase pericolosa ha già avuto inizio con le nuove operazioni militari. Questa perseveranza nel non voler trovare una soluzione ha provocato i disordini di novembre. Dappertutto in Turchia continuano i linciaggi e azioni di rappresaglia fascista. Si sta lentamente sviluppando una situazione in Turchia, nella quale la società civile non si sente più sicura. Dall’altra parte si sviluppano piani contro la società civile e la politica democratica. Migliaia di persone sono in pericolo, migliaia vengono fermate, centinaia arrestate. Le prigioni sono stracolme di detenuti.
Dopo che è caduta la maschera dell’AKP, il movimento di liberazione si fa più aggressivo. Ad Imrali la pressione sul Presidente ha raggiunto il livello più alto. Il Presidente APO l’ha chiamata “ la battaglia del 17 novembre”. E’ stato trasferito in uno spazio così angusto al punto che il Presidente lo definisce “ buco della morte”. La tortura è fisica e psicologica per il suo stato di salute estremamente debilitato. Tutti i detenuti ad Imrali fanno resistenza anche se non s’incontrano tra di loro.
Dall’altra parte l’11 dicembre è stato dichiarato illegale il DTP. Ad Ahmet Türk e Aysel Tuğluk hanno vietato di fare politica, come ad altri 37 politici. Dal 24 dicembre è in atto un’enorme ondata di arresti. Iniziata il 14 aprile con il DTP si è estesa a tutti coloro che si battono per di diritti umani.
In questo senso, la repressione e gli arresti ci fanno ricordare il 12 settembre. Di notte avvengono perquisizioni e arresti negli appartamenti, i bambini vengono intimoriti, uomini sbattuti per terra, incatenati, condotti in prigione e in celle di sicurezza. Presidenti di partito e deputati vengono ammanettati, messi in fila e uno dopo l’altro condotti all’interrogatorio. Tutto questo ci fa ricordare il 12 settembre. Sono tutte azioni, parte di un piano: il piano di annientamento. La chiamano operazione PKK o KCK. Ma gli arrestati non hanno veramente nulla a che fare con il PKK o il KCK.
Vogliono solo libertà e democrazia per il popolo kurdo ma non sono militanti del PKK. E, per l’AKP, se non sono del PKK sono loro amici. E subito vengono accusati, anche se sanno che non è così, di appartenenza al PKK/KCK. Gli arrestati è gente che fa politica legalmente, è gente che prende parte alle manifestazioni pubbliche.
ANF: Quale è l’obiettivo?Duran Kalkan: Far fuori la politica democratica. L’obiettivo era per il 2007/8 mettere fuori combattimento la guerriglia e annientare il movimento di liberazione. Per prima cosa si voleva mettere fuori gioco la guerriglia e poi far cadere la politica democratica. La sconfitta di questo piano ha evidentemente portato alla politica dell’annientamento. Questa volta, si vuole per prima cosa far fuori la politica democratica, poi la guerriglia e alla fine il movimento di liberazione. Questo obiettivo è molto chiaro. L’AKP ha il piano pronto. E l’AKP e lo Stato Maggiore dell’Esercito sono d’accordo. Hanno chiamato questo piano “ Progetto statale”. E’ vero, si tratta di un progetto statale. E’ stato confezionato dal Consiglio di Sicurezza e messo in atto dall’AKP. Ciò è evidente.
ANF: Che c’è di vero in questo piano?Duran Kalkan: Per prima cosa si vuole limitare lo spazio per il movimento di liberazione attraverso gli arresti. Poi metterlo sotto pressione con l’aiuto degli USA, della Comunità Europea, della Siria, dell’Iraq, dell’Iran e del Kurdistan del Sud. In questo modo vogliono vincere dove sinora non hanno vinto. Gli arresti dei militanti del DTP e ora del BDP e di altri settori democratici si situano in questa logica. Gli sforzi diplomatici del Primo Ministro e del Ministro degli Esteri hanno come obiettivo quello di accerchiare il PKK e sconfiggerlo. Si è parlato di questo nell’incontro con gli USA e negli incontri con l’Iraq, Kurdistan del Sud, Iran e Siria. La trattativa di KERKUK è stata fatta seriamente. Questa trattativa dovrebbe essere accessibile alla pubblica opinione. Quali promesse ha fatto la Turchia al governo del Kurdistan del Sud? Quali ammissioni? Di che cosa si è trattato? Che cosa si è discusso e che cosa si è deciso?
Dovrebbe essere tutto pubblicato. Normalmente è compito della stampa.
In questo senso il piano di annientamento è un piano di guerra. Lo vediamo e lo sappiamo interpretare. Questo processo porta ad una grande guerra. Giustamente il popolo kurdo e la politica kurda hanno valutato questi attacchi come atti di guerra. L’attività diplomatica fa parte del piano di guerra. Se questa attività avrà successo, vi saranno grandi offensive militari nel Nord e nel Sud del Kurdistan. L’AKP sta portando la Turchia alla guerra. Si dovrebbe esser ciechi per non accorgersene. Altrimenti per quale ragione si farebbe tanta pressione sulla politica democratica? Perché si dovrebbe andare a Hewler ad intrattenere trattative segrete con il governo del Kurdistan del Sud? Per quale ragione la Turchia ha bisogno di aprire un consolato ad Hewler? Che cosa si chiede in cambio?
A dire il vero la guerra è già iniziata. Da novembre scorso è in atto un ampio piano d’annientamento. La battaglia del 17 novembre continua. Una battaglia iniziata contro il Presidente e che adesso si estende. Ha colpito anche il popolo e i politici. In seguito a questi attacchi, il popolo kurdo ha tre nuovi martiri, molti feriti e centinaia di arrestati. Questo attacco ha anche il suo lato diplomatico: Tayyip Erdoğan, Besir Atalay und Ahmet Davutoğlu lavorano giorno e notte e cercano di sfruttare ogni possibilità. Implorano Israele per avere più armi e aerei.
ANF: Quali ripercussioni hanno questi attacchi sulla guerriglia?Duran Kalkan: Gli attacchi sono già in atto. Viene sfruttata ogni possibilità senza tenere in considerazione la stagione fredda. Potrebbero iniziare anche con un’operazione più estesa. Sembra che stiano lavorando ad un grande piano. Un piano contro il Presidente, la politica democratica, il popolo e tra poco potrebbe attuarsi contro la guerriglia. Il piano, è chiaro, non si limiterà alla politica democratica. E’ evidente che questo processo porta ad una grande guerra.
Se questo piano sarà vincente, questa è un’altra discussione. Alcuni lo ritengono insufficiente. Secondo me non bisogna commettere nessun errore. Si dice: “ Lo Stato turco conduce una guerra che dura da 26 anni, ha perso e perciò non può far nessuna guerra. L’attuale AKP ha poche possibilità di uscirne vincente. “ Questo è vero, ma non significa che l’AKP non sarebbe nella condizione di concepire e mettere in atto estesi piani di annientamento. Non si deve pensare, che non farà operazioni solo perché si crede che abbia poche chance di vittoria. Pare che questi opinioni siano molto diffuse. Questo potrebbe portare ad un allentamento della difesa. Se l’AKP e lo Stato vincono è un aspetto della questione, ma sicuramente è stato elaborato un esteso piano di annientamento che è già in atto e continuerà ancora.
L’AKP solo con la guerra può continuare a governare. Altrimenti il governo non sarebbe più nelle loro mani. Dopo le elezioni comunali avevamo detto:” O l’AKP elabora una soluzione democratica, mette su un’iniziativa e così continua a governare, oppure fa scoppiare una guerra e si tiene stretto il governo. Se non fa nessuna delle due cose, cadrà”. L’AKP non è stato capace di elaborare una soluzione democratica.
L’AKP ha rifiutato la tregua del nostro movimento, al contrario ha scatenato la guerra.