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Premessa
Lo scrivente non è un 'esperto' del problema kurdo nel senso che non ha seguito con continuità e approfondimento le vicende complesse di questo sfortunato popolo. La Scuola per la Pace di Lucca, della quale lo scrivente è coordinatore, in vista dell' inizio del percorso di ingresso della Turchia nell' Unione Europea, da due anni partecipa con una piccola delegazione ai viaggi di solidarietà di varie organizzazioni europee in occasione della Festa della Primavera (NEWROZ), grande e unico momento collettivo di (limitatamente) libera manifestazione concesso ai Kurdi della Repubblica Turca per esprimere la propria identità. La partecipazione ha il fine di stabilire rapporti di mutuo riconoscimento con organizzazioni kurde in vista di rompere un isolamento di queste che rischia di essere ratificato dalla stessa Comunità Europea. Questi appunti sono pertanto un invito ad un approfondimento da parte di chi sente, come cittadino europeo, questa preoccupazione.
Il problema kurdo
I kurdi discendenti di una delle più vecchie popolazioni del medio Oriente, i Medi, da cui deriva una propria lingua e cultura, sono oggi il popolo più numeroso fra quelli ai quali viene negato il diritto di avere un proprio stato. Essi originano, con oltre 40 milioni di persone , una diaspora immensa, distribuita sul proprio territorio diviso fra 4 stati confinanti (Turchia, Iraq, Siria, Iran) o dispersa nel mondo intero.
Periodicamente il problema kurdo emerge all' attenzione internazionale per poi scomparire. A loro, per convenienze del momento, è stata promessa volta a volta la possibilità di costruire uno stato indipendente, poi negata appena passato il momento della convenienza di ottenerne la cooperazione. Così è avvenuto, per il Kurdistan del Nord, allorché la Turchia condusse la battaglia per la ricostruzione dello stato sotto la guida di Kemal Ataturk.
L'organizzazione tradizionale per tribù e clan, con le conseguenti divisioni, esasperate dal fatto di vivere in stati nazionali diversi e accentuate dalle politiche di convenienza di questi a alimentare le divisioni, non ha giovato alla causa kurda. Tuttavia nel popolo è rimasta forte la coscienza di una propria identità e la speranza di poterla un giorno tradurre in proprie istituzioni nazionali. (1)
La lunga intifada del Kurdistan del Nord (1992-99) e il 'cessate il fuoco' unilaterale (1999-2003)
Il bilancio degli anni di guerriglia, dichiarata nel 92 dal Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK) e proseguita fino al 99 è stato particolarmente duro, caratterizzato da episodi di estrema durezza da entrambe le parti.
Il 2 Agosto 1999 le Forze di Difesa del Popolo (HPG) hanno dichiarato il ' cessate il fuoco ' unilaterale ritirandosi nel Kurdistan irakeno, fuori del territorio turco e invitando il governo turco a prendere in considerazione l' offerta di un processo di pacificazione che concedesse forme di autonomia all' interno della Stato riconosciuto come unitario. In tale circostanza due gruppi pacifici, uno sceso dal teatro della resistenza, l' altro composto da kurdi emigrati in Europa, si offrirono come pegno della sincerità della proposta. Come risposta il governo turco li ha arrestati e imprigionati, respingendo di fatto la possibilità offertagli di intraprendere un percorso politico di uscita da questa situazione. In questo periodo da registrare la cattura del leader della resistenza, Abdullah Ocalan, cattura sulla quale ha influito una non dimenticata ambiguità italiana. Da allora egli vive, unico carcerato tenuto nel massimo isolamento, su un' isola del Bosforo, sotto un ferreo controllo militare. Da ricordare che nel corso di un processo - dichiarato non equo dalla Corte Europea di Strasburgo - Ocalan è stato condannato a morte, pena poi sospesa in attesa di un nuovo processo di la da venire. Durante questo periodo la repressione è proseguita in varie forme con centinaia di morti.
La ripresa di una 'difesa militare attiva' dopo profonde trasformazioni del movimento di resistenza
Trascorsi 4 anni di attesa di un segnale concreto ed anzi di fronte ad una recrudescenza della repressione da parte dell' esercito turco, nell' agosto 2003 la dirigenza del Congresso per la Libertà e la Democrazia del Kurdistan (KADEK, o Congresso per la Libertà e la Democrazia del Kurdista, succeduto al PKK con le decisioni del suo VIII Congresso nell'aprile 2002 con l' intento di passare da una fase centralista e leninista ad una pratica più aperta e democratica) nell' agosto 2003 ha reso pubblica una dettagliata proposta per una soluzione pacifica del problema dei kurdi del Kurdistan del Nord e per trasformare il cessate il fuoco unilaterale in un atto bilaterale. Di fronte al rifiuto del governo turco di intraprendere anche questo percorso, rafforzando anzi l' azione repressiva, l' HPG ha infine deciso di porre fine al cessate il fuoco unilaterale dichiarando di tornare all' uso delle armi ma unicamente per operazioni di autodifesa, ricordando come il diritto internazionale riconosce in casi di aggressione il ricorso alla autodifesa armata.
Frattanto il movimento di liberazione kurdo vedeva un nuovo cambiamento con il congresso a Kandil, nel Kurdistan meridionale, a cavallo fra ottobre e novembre 2003, cui hanno partecipato 360 rappresentanti di "svariati contesti operativi" convenuti da varie parti del mondo oltre che dalle regioni kurde. Si costituiva così il Congresso del Popolo del Kurdistan (KONGRA-GEL) sulla base del Manifesto per la Civilizzazione Democratica redatto dallo stesso Ocalan partendo dalla constatazione che il processo di democratizzazione legato alla nascita del Kadek era in parte fallito. Il Kongra-Gel, tentativo di allargamento della piattaforma di convergenza non solo dei kurdi ma di altre minoranze dell' area, costituisce una svolta nella posizione politica dei movimenti kurdi : non più la nascita di uno stato kurdo bensì "la convinzione che la questione kurda può essere risolta soltanto in base alla unità libera e democratica all' interno dei confini di Turchia, Iran, Siria e Irak."
Nonostante la decisione dell' HPG il KONGRA-GEL ha dichiarato che, malgrado questa decisione, un "memorandum di intesa sui passi reciproci per giungere a una soluzione pacifica può in ogni momento porre fine allo spargimento di sangue e alle operazioni belliche difensive, che per ora costituiscono l' unica alternativa."
Il Newroz 2005 nuovo punto di svolta nei rapporti col governo centrale ?
Il 21 marzo si è celebrato, con le solite restrizioni e in un clima più o meno teso a seconda delle località, il Newroz 2005, indicato dal KONGRA-GEL come data limite di attesa di segnali di apertura da parte del governo. Durante il Newroz si è invocata in ogni luogo la liberazione di Ocalan riconosciuto dalla maggioranza come unico leader del popolo kurdo. I segnali attesi non sono venuti ed anzi in alcune località il Newroz è stato occasione di nuove tensioni e violenze. In due città la festa è stata ufficialmente vietata perché la domanda per il suo svolgimento portava la dicitura kurda, NEWROZ, anziché quella turca, NEVROZ. Durante la celebrazione del Newroz a Mersin due bambini kurdi hanno gettato a terra e calpestato una bandiera turca. Questo fatto marginale è servito a scatenare una campagna nazionalistica in tutto il paese dopo l' invito delle autorità, anzi l' obbligo, a esporre bandiere turche alle finestre. Episodi di violenza si sono verificati nei riguardi di chi, anche turco, ha deprecato questa reazione, con episodi di violenza e minacce di morte, scatenando una campagna che anziché scemare con le settimane sta ancora montando in questi giorni. Nei giorni successivi si è verificato l' episodio degli 'scudi umani'. Il 27 marzo un gruppo di 23 persone partite da Adana, Hatay e Gazantiep si è recato sulle montagne di Sirnak dove stanno proseguendo le azioni militari e ad esso si sono aggiunte alcune persone provenienti dalla Germania, per rafforzare il gruppo degli Scudi Umani provenienti da Istambul composto da appartenenti a vari movimenti e fra questi le Madri della pace, con l'obbiettivo di interporsi nel teatro delle operazioni di guerra. Queste persone sono state aggredite e percosse e alfine arrestate.
La situazione attuale
Tre sono i fatti nuovi emersi negli ultimi mesi originati rispettivamente dalla guerra in Iraq, dalle trattative dell' Unione Europea con la Turchia per l' inizio del percorso di ingresso di questo paese nell' Unione e da una naturale evoluzione all' interno del movimento stimolato dal dibattito provocato da alcuni documenti elaborati in prigionia dallo stesso Ocalan.
Primo : la guerra in Iraq ha portato le truppe statunitensi sul confine, chiudendo il Kurdistan del Nord in una morsa da sud, da ovest (esercito turco) e da est dove in questi mesi la Siria ha ripreso una azione di repressione dei kurdi presenti nel paese. Le prospettive alimentate dagli Stati Uniti di un Kurdistan iracheno godente di larghe autonomie all' interno dello stato hanno allettato i due movimenti kurdi iracheni già rivali fra loro, riavvicinandoli fra loro ma accentuando di fatto la separazione dai confratelli turchi,. Nella interpretazione di alcuni kurdi del nord questo prelude ad un Kurdistan iracheno più che autonomo e stretto alleato degli USA, ovvero di un nuovo Israele incuneato in una zona critica del vicino oriente. Interpretazione non del tutto fantasiosa.
Secondo: l' Unione Europea ha avviato il processo decennale che si concluderà, se non ci saranno colpi di scena, con l' ingresso della Turchia nell' Unione. La decisione di avviare il processo è stata giustificata dall'
impegno della Turchia di cambiare alcune parti del proprio ordinamento giuridico, in particolare la 'liberalizzazione' del diritto di famiglia ed eliminare la pena di morte. Alcune modifiche già sono state introdotte ma, come viene fatto osservare, per ora solo sulla carta e senza riguardare il problema del riconoscimento dell' esistenza nel territorio di una popolazione kurda che l' Unione Europea non riconosce come popolazione distinta da quella turca. E come è facile immaginare nelle prigioni turche per prigionieri politici si può morire in vari modi anche senza la penadi morte. ( ) Ma, fatto più grave, l' Unione Europea ha incluso il Kongra-Gel nell'elenco delle organizzazioni terroriste avallando così il rifiuto del governo turco di intraprendere ogni iniziativa per il riconoscimento di una qualche forma di autonomia in dialogo con questa organizzazione che rappresenta politicamente una considerevole porzione della popolazione kurda, residente o emigrata. Su questo i kurdi con i quali abbiamo dialogato, rappresentanti di varie organizzazioni (Diritti Umani, Madri per la Pace, Dehap etc) sono stati amaramente chiari : l' Europa, nella quale avevamo riposto speranze, ci ha abbandonato alla nostra sorte.
Terzo : i vari passaggi importanti avvenuti in questi anni nel movimento kurdo, con i successivi mutamenti organizzativi sopra ricordati e accompagnati da una evoluzione riguardo agli obbiettivi politici e ad una
forte spinta di democratizzazione del movimento.
L' ultimo messaggio di Ocalan
Come si comprende la situazione è complessa e in movimento. Con lo sciogliersi delle nevi sulle montagne è possibile che i kurdi riprendano qualche iniziativa militare più consistente mentre proprio in questi giorni la repressione turca, accentuatasi in concomitanza con la sopra ricordata iniziativa della bandiera, si è fatta più estesa tanto da far interrogarsi non pochi ambasciatori occidentali nel paese circa un prematuro inizio del dialogo fra Unione europea e governo turco.
Da parte kurda dobbiamo segnalare un importante documento di Ocalan, giunto tramite i suoi avvocati e reso pubblico subito dopo il Newroz. In esso, dopo aver constatato la crisi dello stato-nazione a livello mondiale, si ipotizza la creazione di una ' Confederazione Democratica ' dei kurdi dei 4 paesi, nascente dal basso, capace di convivere con gli stati nazionali: "un modello di organizzazione di tipo piramidale dal basso verso l' alto; essa riporta nelle mani delle comunità la parola, la discussione e la decisione. I delegati vengono eletti con elezioni e viene costruita alla testa solo una struttura di coordinamento. I delegati funzionano per un anno come delegati del popolo… Il diritto dell' autodeterminazione per il Kurdistan non mira a far nascere uno stato nazionalista ma fonda un movimento che lotta per la democrazia, senza porre problemi di confini politici da modificare. ...Il potere decisionale fondamentale della Confederazione Democratica del Kurdistan è nelle mani dei consigli di villaggio, di quartiere e comunali, e dei delegati che ne fanno parte. Ossia varranno le decisioni del popolo…La Confederazione Democratica del Kurdistan non è un sistema statale ma è il sistema di un popolo che non ha uno stato" e può essere soggetto a "tre sistemi giuridici: il Diritto dell' Unione Europea, il Diritto di ogni singolo stato unitario e il Diritto della Confederazione Democratica" che "si basa sul riconoscimento e la protezione di tutte le realtà culturali e delle loro libere espressioni. Su questa base essa riconosce come suo compito principale lo sviluppo della cultura e della lingua kurda, il riconoscimento della identità kurda a tutti i livelli e la soluzione democratica della Questione Kurda."
Zapata in Anatolia
Il documento è troppo recente per valutare le reazioni dentro e fuori i confini del Kurdistan del nord. Un documento coraggioso, di fronte al quale permangono perplessità e dissensi della parte di rappresentanti, tuttora in montagna, dell' insurrezione del 92 ma che apre di nuovo coraggiosamente il confronto. Per ora la reazione del governo turco non sembra aprire spiragli. Ma il problema della Questione Curda non può essere oltre ignorato dall' Europa, né tantomeno, in assenza di aperture da parte dei suoi governi, da parte della parte più sensibile e democratica della sua popolazione.
Non perdiamo di vista il Kurdistan nei prossimi mesi e cerchiamo di esprimere anche noi iniziative dal basso che diano un apporto concreto ad una soluzione democratica e degna all' annoso e drammatico problema.
( ) da Kurdistan - n. 11 ottobre - 2004 pag 20 (www.kurdistan.it)
( ) E' bene ricordare che la retorica ufficiale parla dei kurdi non come popolazione distinta ma come 'turchi della montagna ' ed il territorio kurdo è ricco di striscioni con la scritta : "Come sono felice di essere turco" !
E' superfluo ricordare che è proibito l'uso in pubblico, e quindi nelle scuole, della lingua kurda, cioè è in atto un vero 'genocidio culturale'. In due località la celebrazione del Newroz 2005 è stata proibita perché nella domanda, compilata ovviamente in turco, la parola Newroz era stata scritta con w e cioè in kurdo, e non col v rispettando la dizione turca.