
‘Today, my work has just begun,’ mother of executed political prisoner, Farzad Kamangar ‘If we stay silent, these executions will continue,’ Mohammad Amin Kamangar, brother of executed political prisoner Farzad Kamangar.
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All’opinione pubblica mondiale, alla Comunità Europea, alle NazioniCi rivolgiamo all’opinione pubblica mondiale, all’ONU alla Comunità Europea per denunciare la diffusissima pratica dell’impiccagione nella Repubblica islamica dell’Iran.
In particolare invitiamo l’ONU e la Cominità Europea ad appoggiare una risoluzione sulla preoccupante situazione dei diritti umani in Iran che sarà presentata a nome della Comunità Europea prossimamente a Ginevra in occasione della quattordicesima seduta del Consiglio per I Diritti Umani.
Cresce di giorno in giorno il numero delle persone in Iran condannate all’impiccaggione. In rapporto al numero degli abitanti, non esiste nessun altro Stato al mondo che supera questo triste primato dell’Iran.
Dopo le discusse elezioni presidenziali del giugno 2009 sono stati impiccati 9 prigionieri politici. Il 9 maggio scorso sono stati impiccati segretamente 5 detenuti politici, I democratici kurdi Farzad Kamangar, Shirin Alam Houli, Ali Heidarian, Farhad Vakili e Mehdi Eslamian.
Non sono state rispettati minimamente le norme della Comunità Internazionale a difesa anche di coloro che sono stati condannati a morte.
Non si garantisce in Iran l’attuazione dei processi e lo Stato e la magistratura sono sempre di più sotto il controllo dei servizi segreti e delle forze di sicurezza. E’ di norma la tortura per strappare confessioni che poi hanno come conseguenza la pena di morte.
L’anno scorso, la paura di finire impiccato è cresciuta. La pena di morte viene usata regolarmente come strumento per reprimere le proteste pacifiche dei democratici e dei rappresentanti delle minoranze etniche.
Il numero delle esecuzioni è cresciuto drammaticamente da quando sono iniziate le proteste e secondo le cifre di Amnesty International solo nel 2009 vi sono state 388 esecuzioni.
Almeno 6 persone sono state arrestate in relazione alle proteste e condannate alla pena di morte per essere “ nemici di Dio”, reato quest’ultimo che automaticamente prevede la pena di morte.
Decine di prigionieri politici, perlopiù kurdi, arabi e belusci, dopo la condanna a morte vengono impiccati.
Sono in gioco vite umane e gli standard dei Diritti Umani sanciti dall’ONU. Per questa ragione l’ONU in collaborazione con I partner europei deve fare il possibile per fermare questa pratica disumana delle condanne a morte in Iran.
Chiediamo il Vostro appoggio affinché vi sia una risoluzione del Consiglio per I Diritti Umani dell’ONU che condanni il governo iraniano per l’abuso di queste pratiche gravemente lesive dei Diritti Umani.
Inoltre, esortiamo la Comunità Europea a prodigarsi per una soluzione democratica della questione kurda e per un Iran democratico e facendo leva sulle sanzioni diplomatiche ed economiche di far in modo che il regime iraniano non prosegui con queste sanguinarie esecuzioni.