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Del Mondo Kurdo n13
Submitted by DENIZ on Monday, June 20 2005
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INDICE
  • Il Codice Penale Turco è ancora pieno di articoli antidemocratici
  • Conferenza Internazionale: “La Pace in Medio Oriente e il Diritto dei Popoli alla Pace
  • Il processo che vede come imputati 15 guardiani di villaggio non può concludersi
  • HPG rende pubblico bilancio annuale
  • Perchè si è posta fine alla tregua?
  • Intervista all’europarlamentare Vittorio Agnoletto
  • Danneggiata la Statua della Donna a Diyarbakir, mentre la polizia rimane a guardare
  • IHD pone l’accento sul codice penale turco e dice: avete dato un dito, ma avete preteso un braccio
  • Campagna per la pace in Kurdistan “La Turchia chiude il sindacato degli insegnanti Egitim Sen

* Il Codice Penale Turco è ancora pieno di articoli antidemocratici  27 maggio 2005
Dopo lo scandalo derivato dall’annullamento della conferenza scientifica sul genocidio armeno, l’Assemblea Nazionale Turca ha ratificato un altro scandalo giuridico: una dichiarazione contro la negazione del genocidio armeno ovvero contro l’occupazione di Cipro da parte dell’esercito turco rende chi la pronuncia passibile di condanna a 10 anni di prigione.
Il Codice Penale Turco è ancora pieno di articoli antidemocratici. Dopo lo scandalo dell’annullamento della conferenza scientifica sul genocidio armeno, il parlamento turco ha votato venerdì un pacchetto di emendamenti al nuovo controverso codice penale, senza toccare gli articoli antidemocratici. Dunque, malgrado le numerose critiche sollevate da parte delle organizzazioni democratiche, la quasi totalità degli articoli antidemocratici del nuovo Codice resta in vigore. In particolare permane l’articolo 305, che prevede fino a 10 anni di prigione per coloro che sostengono che il genocidio armeno ha effettivamente avuto luogo, durante la I Guerra Mondiale, o che contestano la presenza dell’esercito turco a Cipro.
Attraverso una modifica approvata nel corso della sessione plenaria di ieri, l’applicazione di questo articolo è estesa non solo ai cittadini turchi, ma anche a qualunque straniero che si trovi in Turchia. In compenso, è stato soppresso l’aggravamento della pena nel caso in cui il “crimine” sia commesso a mezzo stampa. Quindi, una dichiarazione orale o scritta contro la negazione del genocidio armeno o l’occupazione di Cipro da parte dell’esercito turco resta tuttora passibile di 10 anni di prigione. Il nuovo Codice Penale, completato dagli emendamenti di venerdì, deve entrare in vigore il 1° giugno, dopo l’approvazione del Presidente della Repubblica.
Il dibattito parlamentare sugli emendamenti è stato segnato giovedì sera dalla decisione dei deputati del principale partito d’opposizione di abbandonare la sala, per protestare contro una modifica dell’ultimo minuto, introdotta dal governo. L’emendamento, approvato venerdì grazie ai voti dei deputati del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) al potere, consente ai responsabili degli istituti scolastici illegali di sfuggire al carcere.
L’élite laica turca è fermamente contraria a qualunque misura che faciliti l’apertura di scuole private, poiché ritiene che una disposizione di questo genere consentirà ai movimenti estremisti islamici di fondare propri centri di apprendimento. Nato da radici islamiche estremiste, l’AKP rinnega oggi le sue origini, ma è spesso accusato dai suoi oppositori di puntare segretamente a realizzare un programma islamista.

Gli articoli antidemocratici, non modificati nel nuovo Codice Penale Turco, sono:
•Articolo 215: Elogio di un reato commesso o della persona che lo ha commesso: pena fino a 2 anni (se è commesso tramite i media, la pena è accresciuta della metà).
•Articolo 216 (nuova formulazione dell’articolo 312): Incitare una parte del popolo che appartenga a una determinata classe sociale, razza, religione, setta o regione, contro un’altra parte del popolo, in maniera pericolosa per la sicurezza pubblica: pena fino a 3 anni (se commesso tramite i media, la pena è accresciuta della metà).
•Articolo 220/8 (nuova formula dell’articolo 169): Propaganda di un’organizzazione fondata allo scopo di commettere crimini: pena fino a 3 anni (se commesso tramite i media, la pena è accresciuta della metà).
•Articolo 285: Rivelazione d’informazioni confidenziali relative a un’inchiesta legale: pena fino a 3 anni (se commesso tramite i media, la pena è aumentata della metà).
Articolo 299 (nuova formula dell’articolo 158): Oltraggio al presidente della Repubblica: pena fino a 4 anni (se commesso tramite i media, la pena è accresciuta di un sesto).
•Articolo 300 (nuova formula dell’Articolo 145): Oltraggio alla bandiera turca o a qualunque oggetto che porti il simbolo dello Stato turco (mezzaluna e stella): pena fino a 3 anni (se commesso da un cittadino turco all’estero, la pena è accresciuta di un terzo); Oltraggio all’inno nazionale turco: pena fino a 2 anni (se commesso da un cittadino turco all’estero, la pena è aumentata di un terzo).
•Articolo 301 (nuova formula dell’articolo 159): Oltraggio all’identità nazionale turca, alla Repubblica o alla Grande Assemblea Nazionale di Turchia: pena fino a 3 anni (se commesso da un cittadino turco all’estero, la pena è aumentata di un terzo); oltraggio al governo turco, agli organi giurisdizionali, alle istituzioni militari o di sicurezza: pena fino a due anni (se commesso da un cittadino turco all’estero, la pena è aumentata di un terzo).
•Articolo 305: Attività svolte da un cittadino turco o da uno straniero che si trovi in Turchia, contro interessi nazionali fondamentali, per ottenere direttamente o indirettamente un beneficio da persone o da società straniere: pena fino a 10 anni. (Secondo la logica di questa disposizione, redatta dalla Commissione Parlamentare di Giustizia, i cittadini che chiedono il ritiro dei militari turchi da Cipro o dichiarano che il genocidio armeno ha effettivamente avuto luogo durante la I Guerra Mondiale, potranno essere perseguiti sulla base di questo articolo).
•Articolo 318: Incitamento di persone contro il servizio militare: pena fino a 2 anni (se commesso tramite i media, la pena è accresciuta della metà).
•Articolo 323: Diffusione di notizie o d’informazioni infondate in tempo di guerra: pena fino a 10 anni (se commesso nell’ambito d’una campagna di propaganda contro i militari e in complicità con stranieri: pena fino a 20 anni).
•Articolo 329: Svelare un’informazione che dovrebbe rimanere confidenziale, per sua natura, per la sicurezza o per gli interessi politici interni ed esterni dello stato: pena fino a 10 anni (se commesso in tempo di guerra o di preparazione d’una guerra: pena fino a 15 anni).
•Articolo 330: Svelare, a fini di spionaggio politico o militare, un’informazione che dovrebbe rimanere confidenziale per la sicurezza o a causa degli interessi politici interni ed esterni dello stato: carcere a vita.
•Articolo 336: Svelare un’informazione che è stata vietata dalle autorità competenti e che dovrebbe rimanere confidenziale per sua natura: pena fino a 5 anni (se commesso in tempo di guerra o di preparazione d’una guerra: pena fino a 15 anni).
•Articolo 337: Svelare, a fini di spionaggio politico o militare, un’informazione che è stata vietata dalle autorità competenti e che dovrebbe rimanere confidenziale per sua natura: pena fino a 15 anni (se commesso in tempo di guerra o di preparazione d’una guerra: carcere a vita).

*Conferenza Internazionale: “La Pace in Medio Oriente e il Diritto dei Popoli alla Pace DIYARBAKIR (DIHA 30.05.05)
Mithat Sancar, professore alla Facoltà di Legge dell’Università di Ankara ha detto, parlando alla conferenza organizzata in Diyarbakir sul tema “La Pace in Medio Oriente e il Diritto dei Popoli alla Pace”, che la Turchia negli ultimi 6 anni è entrata in un processo di pace negativa, e che è necessario passare da una pace negativa a una pace positiva e rimuovere i fattori che causano scontri in Turchia. “Se non si innescasse un processo di pace positiva, probabilmente i conflitti causerebbero un disastro ancor più distruttivo”, ha aggiunto Sancar.
Nel secondo giorno della conferenza “La Pace in Medio Oriente e il Diritto dei Popoli alla Pace” l’argomento trattato era “Dieci anni di problemi attendono una soluzione; la soluzione alla Questione Kurda con intenti di democrazia e di pace”; esso è stato discusso in concomitanza col Quinto Festival di Arte e Cultura di Diyarbakir. Alla prima sessione della conferenza hanno preso parte Ali Öncü, il Professor Mithat Sancar, la sindacalista Alessandra Mecozzi, il capo del sindacato turco degli ingegneri e degli architetti (TMMOB) Mehmet Soğanci, il vice-presidente del Partito Democratico del Popolo (DEHAP), Osman Özçelik, Ragip Duran, della Facoltà di Comunicazione dell’Università Galatasaray.

“La democrazia non può essere esportata”
La sindacalista italiana Alessandra Mecozzi, rilevando la necessità di una soluzione politica e pro-democratica della Questione Kurda, ha sottolineato che non si può parlare di democrazia in un Paese dove si vive in stato di guerra e che il governo turco dovrebbe innanzitutto cessare le operazioni militari, al fine di assicurare una pace vera e permanente: “In uno stato dove il militarismo è a livelli abbastanza alti, la democrazia rimarrà limitata. La democrazia non può essere esportata con gli assalti, né si può parlare di democrazia ammazzando la gente. I disastrosi risultati della guerra devono essere considerati e per una soluzione della Questione Kurda vari partiti dovrebbero passare al dialogo. E anche i movimenti sociali dovrebbero essere in grado di giocare il loro ruolo in questa faccenda”, ha aggiunto Mecozzi.

“Una situazione di pace negativa dovrebbe essere rimpiazzata con una pace affermativa”
Il Professor Mithat Sancar, che ha trattato la Questione Kurda nel contesto del diritto internazionale, ha affermato che la Questione Kurda è da trattare diversamente rispetto ad altre questioni nazionali e che dal 1999 la Turchia è entrata in un processo di pace negativa, che è tanto rischioso e pieno di tensioni quanto la guerra è sporca. Esprimendo la propria opinione sul fatto che il governo turco non ha mai trattato il problema chiamandolo “Questione Kurda”, Sancar ha fatto notare che i fattori produttivi di conflitto in Turchia hanno cessato di esistere.
“La Questione Kurda è stata riconosciuta come esistente e diventa sempre più pesante; incidenti possono verificarsi in ogni momento. Ci sono serie possibilità di passare da una pace negativa a una positiva, ma lo stato non sta compiendo i passi a ciò necessari. Dovrebbero essere prese misure sia per il passato che per il futuro e dovrebbe prodursi all’interno della società un accordo comune, che includa anche lo Stato, per la soluzione della Questione; i Kurdi dovrebbero poter usufruire pienamente delle norme  internazionali. Se il processo di pace affermativa non è ancora stato innescato, un nuovo clima di conflitti potrebbe causare disastri ancor più distruttivi; in quanto è difficile prevenire una guerra civile seguitando le dolorose esperienze vissute”. Per realizzare tutto questo, “è necessaria una nuova mentalità e la democratizzazione della Turchia è la pre-condizione a ciò”, ha aggiunto Sancar.

Özçelik: non sono i kurdi che ostacolano la pace
Il vice-presidente deputato del DEHAP, Osman Özçelik, ha detto che l’ostacolo alla soluzione della Questione Kurda non sono i kurdi, e nessuno può ottenere alcunché tramite mezzi violenti; ha aggiunto che in Turchia esistono forze che vogliono impedire la pace. “L’equilibrio deve essere costantemente riaggiustato. Invece di ricorrere a metodi discutibili come la legge sul pentimento, si dovrebbe dare a coloro che sono in montagna e all’estero una prospettiva di soluzione reale e di vita dignitosa. L’identità kurda dovrebbe essere costituzionalmente protetta, e tutti i diritti che vengono concessi ai Turchi dovrebbero esser riconosciuti anche per i Kurdi. La realtà dovrebbe essere messa in luce, istituendo delle commissioni di indagine sulla verità. Dobbiamo guardare in faccia al passato, per poter dar vita a una nuova pagina di storia, caratterizzata da pace e democrazia; inoltre la Turchia diventerebbe una nazione sviluppata e godrebbe di rispetto in ambito mondiale”, ha detto Özçelik. Documento finale della Conferenza Internazionale

*Il processo che vede come imputati 15 guardiani di villaggio non può concludersi. AGRI  DIHA 31.05.05
Un processo è stato intentato contro 15 guardiani di villaggio, accusati d’aver ucciso una persona e averne ferite tre, aprendo il fuoco contro un minibus a Dogubeyazit (Agri); esso non può concludersi in quanto nessuna indagine può essere condotta sul luogo dell’accaduto. Il minibus, che il 20 agosto riportava gli abitanti del villaggio alle loro case dall’altopiano di Güllüce (Dogubeyazit), è stato attaccato (dai guardiani di villaggio di Tasliçay Tanriyolu) nel campo di Ziyaret. Nell’incidente Mehmet Önler ha perso la vita e tre persone sono rimaste gravemente ferite. Nel corso dell’inchiesta, condotta dalle squadre della Gendarmeria di Dogubeyazit, sono stati arrestati 16 guardiani di villaggio, tra cui Hanif Artan e Idris Artan. Idris Artan e il leader Ali Özcan sono stati poi condotti in prigione; ma in seguito Özcan è stato rilasciato e soltanto Idris Artan rimane agli arresti.
Il processo ai guardiani di villaggio, presso il Tribunale per i Crimini Gravi di Dogubeyazit, non può concludersi. Sebbene sia stata decisa, in ogni fase, l’inchiesta sul luogo del crimine, il processo però è sempre stato rinviato perché non sono state svolte tali indagini. La decisione di condurre un’inchiesta sul posto è stata presa durante l’udienza del 23 marzo, ma il 30 maggio non è stata effettuata perché non sono state prese le misure di sicurezza necessarie.

I parenti di Mehmet Önler, che ha perduto la vita nell’incidente, hanno reagito all’assenza di investigazioni e alla mancata conclusione del processo: il fratello di Mehmet Önler, Osam Önler, ha dichiarato che le indagini non vanno avanti per ragioni che non hanno alcun significato: “Il processo è rimandato con futili scuse. Hanno voluto fare un massacro, ma purtroppo soltanto la guardia Idris Artan si trova in prigione, in quanto la targa del veicolo da loro utilizzato risulta appartenere a lui. Il leader dei guardiani di villaggio, Ali Özcan, è rimasto a piede libero per 5 o 6 mesi. E’ stato poi arrestato e rilasciato dal Tribunale per i Crimini Gravi di Dogubeyazit il 21 aprile 2004, dopo otto mesi di prigionia; i suoi hanno dichiarato che ‘la pistola appartiene a lui, ma gli era stata rubata quella notte ed è stata  rimessa al suo posto più tardi’. I guardiani di villaggio sostengono che ‘è stato il PKK ad attaccare’ e anche la gendarmeria afferma che ‘è stato il PKK ad attaccare per primo’; e il PKK è stato processato e ritenuto colpevole, ma noi abbiamo sollevato un’obiezione: l’attribuzione di colpa appariva ovvia e ci aspettavamo che fossero arrestati 15 guardiani di  villaggio; poi però tutti, eccetto uno, sono stati scarcerati. Non posso permettermi un avvocato. Essi hanno 5 avvocati, io invece uno, che è piuttosto riluttante ad agire; credo che sia stato minacciato”.

*HPG rende pubblico bilancio annuale - MHA 31.5.2005
Le Forze di Difesa Popolare - HPG- hanno pubblicato un bilancio annuale di guerra, secondo il quale l'esercito turco ha condotto 287 operazioni militari contro la guerriglia, giungendo in 184 occasioni a contatto con il nemico. Negli scontri e nelle azioni di rappresaglia sono caduti 630 soldati, 55 ufficiali, 21 poliziotti, una spia e 7 guardiani di villaggio. Il bilancio ricomprende il periodo dalla fine della tregua unilaterale di 6 anni a ora, cioè dal 1° giugno 2004 al 26 maggio 2005.

Operazioni militari dell'esercito turco: 287; contatti ostili con l'esercito turco: 184; azioni di ritorsione contro le operazioni militari: 150; perdite dell'esercito turco in occasione di contatti ostili e azioni dell’HPG: 718; veicoli militari distrutti: 49; carri armati distrutti: 9; perdite della guerriglia in occasione di contatti con il nemico nemici e di azioni condotte daLl’HPG: 96; perdite della guerriglia per incidenti, malattie,…: 12.

I punti nevralgici delle operazioni militari sono il Botan, Dersim e Amed. L'HPG valuta le operazioni militari come prive di successo. Sarebbe stata modificata la forma classica delle operazioni dell'esercito turco per effetto della tattica della guerriglia: poiché le unità della guerriglia erano composte da un esiguo numero di persone, ma disponevano d’un elevato potenziale d’azione; l'esercito turco avrebbe pertanto avuto problemi a costringere la guerriglia a muoversi per effetto delle proprie iniziative e sarebbe altresì diventata un chiaro bersaglio delle unità di guerriglia che raccolte in piccoli gruppi stazionavano sulle montagne. L'HPG avrebbe d’altronde rinunciato a muovere attacchi contro postazioni militari e avrebbe invece diretto i suoi attacchi contro posizioni ben precise in cui di volta in volta si trovava l’esercito. Secondo l'HPG si tratterebbe dunque d’un riflesso del proprio mutamento di strategia politica, a seguito e per effetto della quale sarebbe cambiata anche la strategia militare. Non si tratterebbe più di lottare per porzioni di territorio liberate, ma di costringere la controparte, attraverso una tattica volta a infiacchire, a ricercare una soluzione. Per questo motivo, inoltre, si sono registrate minori perdite nell’ambito della guerriglia.

L'esercito turco avrebbe tentato di guadagnare l'iniziativa con operazioni sporadiche, basate su attività dei servizi segreti e di informatori. Circa il 40% delle perdite dei guerriglieri sarebbero il  risultato di attività spionistiche. Inoltre l'HPG riferisce sulle perdite dei guardiani di villaggio. I bilanci degli Anni ‘90 attestano ogni volta di centinaia di guardiani di villaggio uccisi. Nel più recente bilancio annuale i guardiani di villaggio costituiscono solo l'1% delle perdite dell'esercito turco. Secondo le indicazioni dell'HPG questo cambiamento è legato alla decisione presa in occasione della seconda conferenza dell'HPG stesso, nel 2003 secondo la quale i guardiani di villaggio non dovevano essere considerati come bersagli fino a quando non partecipavano attivamente agli scontri militari.

*Perchè si è posta fine alla tregua? - Ozgur Politika, 1° giugno 2005
Un anno fa, il 1° giugno 2004, l'HPG (Forze di Difesa Popolare) ha annunciato la fine della tregua  unilaterale che si era protratta per sei anni. La tregua era stata dichiarata da Abdullah Öcalan il 1° settembre 1998, per rendere possibile una soluzione, democratica e politica, della Questione Kurda. In una dichiarazione, emanata dal comando dell'HPG il 29 maggio 2005, si rende noto che la tregua ha ormai perduto il suo significato, tanto politico quanto militare, viste le operazioni militari, finalizzate alla distruzione e all’annientamento, attuate dall'esercito turco negli ultimi tre mesi.

Nel periodo in cui era in atto il cessate-il-fuoco unilaterale l'esercito turco avrebbe condotto, secondo l’HPG, circa 700 operazioni, provocando la morte di 500 combattenti nelle fila della guerriglia; di fronte a tali sviluppi si renderebbe inevitabile, anche dal punto di vista militare, il mostrare una nuova linea di condotta.
"Noi dell’HPG intendiamo mettere in evidenza che siamo contrari a questa guerra. Essa ci viene imposta. Non possiamo però accettare che i nostri guerriglieri ogni giorno siano costretti a fronteggiare nuove operazioni finalizzate al loro annientamento”: così era scritto nella dichiarazione dello scorso anno. In essa l’HPG annunciava che in futuro avrebbe reagito agli assalti, se l’esercito turco fosse penetrato in territori nei quali erano stanziati combattenti della guerriglia. Con la fine della tregua la Turchia sarebbe divenuta un paese ad alto rischio anche per le attività d’investimento economico e turistiche.
Durante la ritirata delle forze della guerriglia dal territorio turco, attuata a partire dall'agosto 1999, caddero 200 guerriglieri, per effetto di assalti mossi dall’esercito turco. La ritirata sarebbe stata resa, a detta dell’HPG, estremamente difficoltosa. E quindi fin dal primo passo gli sforzi volti a creare condizioni di pace sono stati vanificati, da quelle forze che dalla guerra traggono profitto.

Nella dichiarazione dell'HPG dello scorso anno erano state altresì formulate 8 condizioni per la conclusione delle attività belliche:
1.Fine della politica d'isolamento contro Abdullah Öcalan e riconoscimento di Öcalan quale garante della pace e della democrazia e quale rappresentante della volontà del popolo kurdo;
2.Riconoscimento ufficiale di una tregua bilaterale, da parte dello stato;
3.Presentazione di passi che rendano possibile una soluzione democratica;
4.Ritiro dal Kurdistan delle truppe turche che vi sono presenti in eccesso rispetto alla quantità richiesta per esigenze di sicurezza;
5.Abolizione del sistema dello stato emergenziale (OHAL), il cui nome è stato cambiato ufficialmente, senza che all’atto pratico vi sia stata alcuna svolta;
6.Fine delle operazioni militari contro l'HPG, in quanto garante di pace e democrazia
7.Fine delle repressione nei confronti della popolazione;
8.Abolizione del sistema dei guardiani di villaggio.

*Intervista all’europarlamentare Vittorio Agnoletto DIYARBAKIR DIHA 02.06.05
Il parlamentare europeo Vittorio Agnoletto, dopo aver stabilito che la Turchia non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte per entrare nell'Unione Europea, ha detto: "La Turchia ha deluso il Parlamento Europeo. Mentre eravamo in attesa di una nuova legge, che attuasse la democrazia e producesse significativi cambiamenti nel campo dei diritti umani, ci siamo trovati di fronte all’esatto contrario. Con l’adozione del nuovo Codice Penale turco, le condizioni dei detenuti e dei cittadini turchi si aggravano e le pressioni sui legali dei detenuti si accrescono.
All’arrivo a Diyarbakir (nel Sudest della Turchia), per partecipare alla Conferenza sulla Pace in Medio Oriente e sul Diritto dei Popoli, organizzata nell'ambito del Quinto Festival d’Arte e Cultura di Diyarbakir, Agnoletto ha dichiarato alla DIHA che tale conferenza riveste un grande significato, poiché  unisce i popoli europei e quelli mediorientali e contribuisce alla pace in Medio Oriente; ha poi aggiunto che la Turchia non ha mantenuto nessuna delle promesse che aveva fatto all'UE.

Vogliamo spingere la Turchia alla democrazia…
La candidatura presentata dalla Turchia all’UE ha dato vita a grandi discussioni, ha ricordato Agnoletto; ha anche detto che il processo che porta all’adesione è stato finora ed è tuttora complesso. Agnoletto ha detto di aver votato a favore dell'ingresso della Turchia nell'UE, ritenendo tale ingresso  una via per aprire negoziati riguardo ai diritti umani e alla Questione Kurda.

…ma i risultati sono stati inesistenti. E finora l’Europa è stata inesistente
A proposito delle promesse non mantenute dalla Turchia, Agnoletto ha riferito alla DIHA quel che ha visto quando, cinque mesi fa, è venuto in Turchia: “Pensavo che le cose fossero cambiate rispetto alla mia precedente visita. L'Europa non si è tuttavia impegnata abbastanza per spingere la Turchia verso la democratizzazione.

Il nuovo codice penale è inaccettabile
Puntando l'attenzione al fatto che la Turchia ha fatto molte promesse a proposito delle modifiche al proprio sistema giudiziario e al proprio Codice Penale (in vigore dal 1° giugno), l’europarlamentare ha detto: "Ci aspettavamo una nuova legge che fosse migliorativa per quanto riguarda i diritti umani, ma abbiamo constatato l'esatto contrario. Con il nuovo codice penale,le condizioni dei detenuti si sono aggravate e le pressioni sui legali dei detenuti si sono accresciute. Agnoletto ha poi aggiunto, in relazione alla Questione Kurda, che la Turchia aveva promesso di mostrare rispetto per la lingua e la cultura kurda, ma ha commesso molti errori in proposito.

I killer non sono stati puniti, bensì promossi
Agnoletto ha fatto visita alla famiglia Kaymaz e al sindaco-donna di Kiziltepe, Cihan Sincar. A proposito dell'incidente di Kiziltepe, nel quale il 12enne Ugur Kaymaz e suo padre Ahmet sono stati uccisi dalle teste di cuoio, ha dichiarato: “Vogliamo che i killer vengano ben presto puniti, ma constatiamo che sono stati addirittura promossi. La Turchia ha tradito le promesse che aveva fatto.

L'Europa può chiudere i negoziati con la Turchia
L'Europa può anche chiudere i negoziati con la Turchia, ha detto Agnoletto. Possono esservi svariate difficoltà tra UE e Turchia per quanto attiene all’ingresso di quest’ultima nell’Unione Europea. Agnoletto ha espresso l'intenzione di esercitare pressioni sul Consiglio Europeo, per porre freno all’accesso della Turchia all’Unione: “Faremo pressioni all'inizio del negoziato, affinché la questione dei diritti umani in Turchia sia portata all’attenzione,  anche nel Parlamento Europeo”.

La Turchia deve rendere conto alla Corte Europea per i Diritti Umani (ECHR) a proposito del nuovo processo a Ocalan
Dopo aver appreso delle reazioni alla richiesta di un nuovo processo a Ocalan da parte della Corte Europea per i Diritti Umani, Agnoletto ha dichiarato che la Turchia deve adempiere alle disposizioni che ha ricevuto, per poter entrare nell'Unione Europea. “L'affermazione del Ministro della Giustizia turco Cemil Çicek, in base alla quale la legge turca non consente un nuovo processo a Ocalan, non può essere considerata attendibile. Se la Turchia non prenderà presto in considerazione un nuovo processo nei confronti di Ocalan, dovremmo discuterne seriamente all’interno del Parlamento Europeo, dato che in tal modo la Turchia si opporrebbe alle decisioni dell'Europa”, ha dichiarato Agnoletto.

*Danneggiata la Statua della Donna a Diyarbakir, mentre la polizia rimane a guardare DIHA 02/06/05
La Statua della Donna, in memoria delle vittime del massacro di Halabja, situata nel Parco Ahmed Arif, nel distretto di Dagkapi a Diyarbakir, e raffigura una donna che protegge un bimbo nel suo grembo, è stata distrutta con martello e coltello da Ali Gulseven.
Secondo le informazioni raccolte dai testimoni l’uomo, considerato mentalmente instabile, era giunto nel Parco e aveva iniziato ad imprecare. Avrebbe poi danneggiato la statua, distruggendola con martello e coltello. I testimoni hanno affermato, inoltre, che gli agenti presenti sul posto non hanno fermato Gulseven  subito, traendolo in custodia soltanto a seguito delle reazioni dei passanti.

La polizia non ha fermato l’uomo per molto tempo, dice Sadik Ath, venditore di tè nel Parco, che così descrive l’incidente: “Gulseven è arrivato intorno alle nove di mattino; aveva nelle mani un martello e un coltello. Ha distrutto la statua, minacciando le persone presenti sul posto. Gli agenti in borghese, seduti in una macchina della polizia lì vicino, non sono intervenuti. Dopo un po’ sono giunti dei poliziotti; ma neanche loro sono intervenuti. Poi le forze speciali di sicurezza del Parco, dopo aver distratto Gulseven, sono riuscite a catturarlo. Continuava ad imprecare mentre lo portavano via, ma la polizia ha continuato a non fare nulla. Dopo le reazioni dei presenti, i poliziotti hanno finalmente preso Gulseven in custodia, per condurlo nella Stazione di Polizia di Yenisehir.
Il Direttore della Difesa del Municipio Metropolitano di Diyarbakir, Fedai Bali, ha dichiarato che le forze di sicurezza non potevano fermare Gulseven perché minacciate dall’uomo e che gli agenti di polizia non hanno fatto nulla. “Sono scandalizzato per il fatto che degli agenti erano presenti e non sono intervenuti”. Ha poi aggiunto che la Statua verrà riparata dal Centro di Arte e Cultura del Tigri e dell’Eufrate.
Le autorità della stazione di polizia di Yenisehir hanno riferito che gli agenti hanno preso in custodia l’uomo che ha danneggiato la Statua e che lo hanno rimesso in libertà dopo aver raccolto la sua deposizione.

*IHD pone l’accento sul codice penale turco e dice: avete dato un dito, ma avete preteso un braccio  - Ankara, 02/06/05
Coloro che avevano dato un dito, si stanno prendendo un braccio dopo l’altro: lo ha fatto notare ieri l’Associazione dei Diritti Umani (IHD), in merito ai recenti emendamenti relativi alla Legge Procedurale Penale (CMK) e al Codice Penale (TCK) di Turchia.
In una sua dichiarazione, l’IHD ha evidenziato come i nuovi emendamenti siano contrari al principio stesso di legalità, al diritto a un equo processo e alla necessità di sicurezza personale. “L’illegalità che era stata applicata nella regione grazie allo stato d’emergenza (OHAL), è ora applicata all’intero paese”; e questo è il seguito alla legge speciale, non più in vigore dal 2002, che in precedenza ha riguardato il Sudest della Turchia. 

La dichiarazione focalizza l’attenzione su altri punti, che seguono:
•Mentre il regime di sicurezza è stato esteso, i diritti e la libertà dell’individuo sono stati ridotti.
•Le riforme necessarie per impedire la tortura sono state accantonate.
•Programmi per limitare l’autorità delle forze dell’ordine e per attribuire maggior potere ai Pubblici Ministeri durante le indagini sono stati abbandonati.
•Le leggi che causano problemi e difficoltà, per gli indugi nella loro applicazione, sono da considerarsi  a carattere eccezionale, eppure sono state applicate come norme di carattere generale.
•Le forze di sicurezza hanno voluto continuare a usare il potere originariamente designato come appartenente a Pubblici Ministeri e Giudici; esse hanno ottenuto quanto volevano.
•Tra i nuovi articoli, ve ne sono alcuni che produrrebbero restrizioni del diritto dell’imputato ad auto-difendersi, o addirittura la rimozione di tale diritto.
•Gli imputati sono soggetti alla minaccia di essere etichettati come membri di gruppi terroristici
•Le nuove norme permetterebbero arbitrarie violazioni del diritto all’osservanza del segreto professionale.
L’IHD ha inoltre sottolineato che i nuovi emendamenti si allontanano dai criteri indicati dall’UE per quanto attiene al divieto di ricorrere alla tortura, ai metodi da attuare per procedere a un’inchiesta giudiziaria e al diritto degli individui di essere sottoposti a un equo processo.

*Campagna per la pace in Kurdistan – “La Turchia chiude il sindacato degli insegnanti Egitim Sen, KNK Londra /0 7.06.05
Con circa 210.000 insegnanti iscritti nelle sue file, Egitim Sen è il maggior sindacato della Turchia nel campo dell’istruzione. Erede di due precedenti sindacati degli insegnanti, messi al bando, Egitim Sen esiste dal 1995. Fin dalla sua fondazione, il sindacato mantiene una clausola nel suo statuto che difende il diritto di ogni individuo di ricevere l’istruzione nella propria lingua madre e di osservare e coltivare le proprie tradizioni culturali. Dieci mesi fa lo stato turco ha avviato una causa contro Egitim Sen, che alla fine di maggio 2005 si è conclusa con la chiusura forzata del sindacato, basata sul fatto che la difesa del diritto alla lingua rappresenterebbe un attacco all’indivisibilità e all’unitarietà della Turchia. Il sindacato ora si trova di fronte alla scelta di rinunciare al suo impegno in favore dell’istruzione in lingua madre ovvero di accettare la chiusura definitiva.
La questione alla base della chiusura di Egitim Sen è il continuo sforzo della Turchia volto a negare e al tempo stesso a distruggere l’identità Kurda all’interno delle frontiere turche. Con una popolazione di circa 20 milioni di persone, la maggior parte delle quali parlano ancora kurdo e s’identificano risolutamente come kurde, i tentativi della Turchia di annientare simboli della resistenza non servono ad altro che ad accrescere la determinazione dei kurdi.

La sopravvivenza della lingua kurda è dovuta in gran parte alla bassa priorità data tradizionalmente dalla Turchia all’istruzione. Questo significa che l’istruzione dei bambini kurdi ricadeva come onere principalmente sulle loro madri, che insegnavano ai figli in lingua kurda. Nel momento in cui l’istruzione si è estesa ed è diventata più accessibile, è cresciuta la sua funzione di strumento di manipolazione della società, dal momento che l’istruzione è impartita rigidamente in turco e l’uso del kurdo da parte degli insegnanti è una violazione punibile con il licenziamento.
Gli esponenti della sezione di Diyarbakir di Egitim Sen sono convinti che l’attacco al sindacato non sia volto a colpire  semplicemente il diritto alla lingua. Egitim Sen è un esempio di sindacato che ha unito con successo kurdi e turchi in un unico corpo rappresentativo, contro uno stato che rimane ostile ai diritti dei lavoratori. I recenti sviluppi in Turchia hanno visto un’impennata del nazionalismo turco di stampo sciovinista, che ha incoraggiato sentimenti anti-kurdi. Lo si riscontra nei kemalisti presenti in seno al sindacato, che premono affinché il sindacato rinunci alla clausola statutaria  incriminata, che è la condizione richiesta per evitare la chiusura. Un’altra questione riguarda la politicizzazione dei dirigenti all’interno del sistema dell’istruzione. Egitim Sen ha portato avanti 3000 cause contro il governo per interferenza politica, soprattutto in merito alla nomina di simpatizzanti dei partiti di governo in posizioni-chiave  di tipo dirigenziale.

In un momento in cui la Turchia si prepara all’ingresso nell’UE, il comportamento dello stato è altamente inappropriato e in conflitto con i valori che l’Europa sostiene di promuovere. Egitim Sen ha già avviato le procedure necessarie per presentare ricorso a Strasburgo e lancia un appello ai colleghi insegnanti, ai sindacalisti, ai politici e ai cittadini europei,  preoccupati per la sua situazione, affinché gli forniscano il loro sostegno. Si tratta di questioni che di cui si devono occupare tutti coloro che si interessano dei diritti umani fondamentali e che credono che l’adesione della Turchia all’UE deve essere accompagnata da una reale democratizzazione e dal rispetto dei diritti delle minoranze.
* Questo comunicato stampa è nato da un incontro, il 1° giugno 2005, fra la sezione di Diyarbakir di Egitim Sen e una delegazione giunta in visita dall’Inghilterra. Per informazioni contattare: Campagna per la Pace in Kurdistan, tel.: 020 7586 5892 oppure 020 7250 1315; e-mail:
knklondon@gn.apc.org

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