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Newroz 2011/ Chapiteaux du Paix

DTK Democratic Autonomy

Guerre et Paix au Kurdistan


Le cessez-le-feu est terminé
Une nouvelle étape a commencé

Les domaines civiles dans la cible
de l Iran et de la Turquie

KCK Statement 5 points

Dossier IRAN

KNK

Del Mondo Kurdo n15
Proposé par ferman le Mercredi, 06 Juillet 2005
löjl
kitap

a cura di www.uikionlus.com
INDICE:

* IHD: Le violazioni dei diritti umani nel Sudest della Turchia proseguono
* Il bilancio della guerra nell’ultimo mese
* Due bombe sono esplose al passaggio di un treno militare
* Ancora una volta, siamo testimoni di un’esecuzione
* Egitim-Sen (Sindacato degli Insegnanti),ha cambiato suo statuto
* UIKI: Per un processo equo ad Abdullah Ocalan! Per un tribunale internazionale indipendente!


• IHD: Le violazioni dei diritti umani nel Sudest della Turchia proseguono DIHA / 4 luglio 2005
La sezione di Diyarbakir dell’Associazione dei Diritti Umani (IHD) ha dichiarato, martedì 28 giugno, di aver registrato, in cinque mesi dall’inizio del 2005, 4822 violazioni dei diritti umani nella città di Diyarbakir e nelle province circostanti, mentre nei primi cinque mesi del 2004 ne erano state registrate 1511. L’IHD constata, nel suo rapporto, un forte aumento delle violazioni dei diritti umani nel paese, da quando la Turchia ha ottenuto una data formale di avvio dei negoziati per l’adesione all’Unione Europea; il rapporto mette in luce anche un aumento recente del numero degli scontri. “Il governo turco attuale non persegue come potrebbe l’attuazione delle riforme, e ne porta la responsabilità”, ha dichiarato Selahattin Duman, della sezione dell’IHD di Diyarbakir.

•Il bilancio della guerra nell’ultimo mese / MHA-DIHA 4 luglio 2005
L’esercito turco rifiuta di prendere in considerazione gli appelli alla pace di questi ultimi mesi. 141 persone sono decedute in seguito agli scontri armati di giugno. 10 guerriglieri dell’HPG (Forze di Difesa Popolare) e 17 guerriglieri dell’MKP (Partito Marxista Comunista) sono stati uccisi. Un giovane, di nome Fahrettin Inan, è morto a seguito d’un colpo d’arma da fuoco sparato da un gendarme. Nonostante i molteplici appelli alla pace, volti a far cessare le azioni militari, l’esercito turco continua nelle sue azioni armate e rifiuta di tenere conto degli sforzi per la pace.
L’HPG ha annunciato il bilancio del conflitto nel mese di giugno. Nel corso degli scontri che si sono verificati in Kurdistan, 12 ufficiali e 141 soldati sono rimasti uccisi, nonché 10 guerriglieri. Un’operazione militare è stata condotta a Dersim dall’esercito turco contro i guerriglieri dell’MKP. Nel corso di essa sono morti 17 guerriglieri dell’MKP. Dei gendarmi hanno seppellito di nascosto i corpi di due guerriglieri, il che ha provocato indignazione e proteste da parte della popolazione. Nel corso di questi eventi, è stato ucciso un giovane dal nome di Farhettin Inan. Secondo le dichiarazioni rilasciate dall’HPG, le operazioni condotte dalle forze armate turche si sono ulteriormente intensificate. L’HPG attesta che l’esercito turco ha condotto in giugno 44 azioni militari nella regione del Kurdistan. I combattimenti sono stati particolarmente violenti nel Botan (33 scontri). In 24 occasioni i guerriglieri dell’HPG hanno risposto all’attacco.

•Due bombe sono esplose al passaggio di un treno militare / dozame.org, 4 luglio 2005
Due bombe sono esplose, di cui una a Kulp ha ferito tre poliziotti turchi, e l’altra, non lontano da lì, poco dopo le 10 e 20, nella provincia di Bingol, al passaggio d’un treno militare. Anche un treno giunto in soccorso del primo è stato oggetto d’un attacco. Nell’attacco di Bingol l’ordigno era stato collocato sui binari, nei pressi della stazione di Suveren. Essa era telecomandata ed è esplosa al passaggio del treno militare numero 52863, provocando il deragliamento di quattro vagoni all’interno dei quali, secondo i primi rapporti, sono stati trovati sei soldati turchi uccisi e altri otto feriti, di cui tre gravemente. L’identità degli uccisi è stata svelata: si tratta di Celal Korkmaz (40 anni), Sadik Mutlu (33 anni), Özcan Türker (31 anni), Mehmet Aygün (32 anni), Burhan Küçükdag (41 anni) e Saffet Akba (32 anni). Le forze della gendarmeria turca hanno immediatamente accerchiato il settore, al quale neppure alla stampa è permesso di accedere. Guerriglieri dell’HPG hanno anche fatto deragliare il treno giunto per i soccorsi. Tale attacco è avvenuto alle 11 e 55 e non ha causato vittime, a detta di fonti turche.
L’HPG ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, organizzato in memoria del proprio comandante per la provincia di Erzurum, Serxwebun (Ahmet Okur), ucciso recentemente a Bingol.

•Ancora una volta, siamo testimoni di un’esecuzione / INFO - TURK, AFP, TAYAD, IHD / 4 luglio 2005
Un militante di sinistra, ricercato, è stato ucciso ad Ankara dalla polizia sotto lo sguardo attonito dei passanti. Eyup Beyaz, 25 anni, membro del Partito-Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo (DHKP-C), è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco in ora di punta, in un quartiere affollato nel quale si trovano alcuni edifici governativi molto protetti (gli uffici del primo ministro Erdogan, tra gli altri), dopo essere stato respinto all’ingresso del ministero della giustizia.
Secondo un comunicato della polizia l’uomo portava due bombe in un corsetto e un’esplosione si era verificata a un posto di controllo della polizia proprio all’interno del ministero della giustizia, mentre Beyaz veniva perquisito, alle 9.05 locali. Il comunicato non precisa se sia esplosa la bomba oppure soltanto il detonatore. “L’altra bomba è stata disinnescata” dopo che l’uomo è stato ucciso, secondo la polizia. In un primo tempo, è stato atterrato dai poliziotti e ammanettato, ma è riuscito a fuggire in direzione di un parco. È stato ferito a una gamba ma, dopo aver tentato un’altra volta di far esplodere il suo ordigno, i poliziotti hanno mirato alla testa, uccidendolo sul colpo, secondo l’agenzia Anadolu.
Un cameraman che si trovava per caso nella zona ha filmato l’accaduto, che è stato trasmesso senza sosta venerdì sui canali televisivi turchi. In un comunicato, TAYAD (Associazione dei Familiari dei Detenuti Politici in Turchia) ha accusato il governo di assassinare i suoi oppositori: “Oggi, ancora una volta, siamo testimoni di un’esecuzione. Lo scorso 18 giugno, il governo ha perpetrato un massacro assassinando 17 rivoluzionari. Stavolta lo Stato ha giustiziato un militante in pieno giorno: per ‘neutralizzarlo’, si è asserito”.
Secondo informazioni giunte dal ministero della giustizia, il militante ha cercato di penetrare nell’edificio del ministero attraverso la porta riservata al personale. Al momento della perquisizione avrebbe azionato il detonatore. In quel frangente è riuscito a sfuggire ai poliziotti che l’avevano immobilizzato e ha cominciato a correre verso il quartiere di Kizilay. Da quel che si vede nelle immagini televisive, Beyaz era visibilmente ammanettato, con le braccia dietro la schiena. Questo governo continua a eliminare i suoi oppositori ricorrendo all’uso delle armi, all’isolamento, alle leggi e alla censura”. L’Associazione dei Diritti Umani (IHD) ha criticato la polizia “per aver ucciso un uomo ammanettato, invece di catturarlo vivo”.

•Egitim-Sen (Sindacato degli Insegnanti), ha cambiato suo statuto / Ankara, 4 luglio 2005
Aladdin Dincer, che presiede Egitim-Sen (Sindacato degli Insegnanti), ha dichiarato ieri che il sindacato stesso intende scrivere piu’ chiaramente nelle proprie norme statutarie riguardo “all’educazione nella lingua nativa” allorché la Corte Europea per i Diritti Umani avrà emanato una decisione favorevole a Egitim-Sen. Egitim Sen ha presentato ricorso alla Corte Europea il 3 giugno, dopo che il 25 maggio la Corte di Cassazione turca ne aveva ordinato la chiusura. La decisione della Corte di Cassazione rovesciava una precedente decisione della Seconda Sezione del Tribunale del Lavoro di Ankara (favorevole a Egitim-Sen).
Con la decisione piu’ recente Egitim-Sen è stato ritenuto colpevole di violazioni agli articoli 3 e 42 della Costituzione turca. L’accusa riguardava il fatto di aver “difeso l’istruzione nella lingua nativa”, nel proprio statuto.
Egitim-Sn ha indetto una riunione straordinaria del proprio comitato esecutivo, per discutere riguardo all’articolo del proprio statuto che sostiene l’educazione nella madrelingua kurda. Nel discorso d’apertura al comitato Dincer ha dichiarato che il fornire istruzione nella madre lingua non è un fattore di divisione della nazione, e invece contribuisce a unirla.
“Vi sono accuse che mirano a chiudere Egitim-Sen in un angolo”, ha dichiarato Sincer, che poi ha proseguito: “Egitim-Sen non pone alcun problema riguardo a simboli e valori della Repubblica Turca. La struttura e la composizione di Egitim-Sen sono tali da rappresentare proprio l’unità e l’integrità della Turchia”.

•UIKI: Per un processo equo ad Abdullah Ocalan! Per un tribunale internazionale indipendente!
Oggi, 5 luglio, si riunisce il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, per esaminare la situazione relativa ai diritti umani in vari paesi, tra cui la Turchia.
Le notizie che giungono dalla Turchia al riguardo sono purtroppo pessime. La vecchia mentalità delle autorità turche le spinge a essere aggressive nei confronti dei kurdi e sembra riportare il paese alla situazione del 1991. Sono in atto, infatti, operazioni militari e ne derivano frequenti e sanguinosi scontri armati tra i militari turchi e i guerriglieri kurdi, costretti a difendersi dagli attacchi. Vengono inoltre rivolti attacchi anche contro la popolazione civile.
I diritti del popolo kurdo e i diritti del suo Presidente, Abdullah Ocalan, sono strettamente collegati. Una particolare situazione, sulla quale vogliamo risvegliare l’attenzione in tutta Europa, è pertanto quella del leader del popolo kurdo.
Il 12 maggio 2005 la Corte Europea per i Diritti Umani ha formulato una decisione che condanna la Turchia per il lacunoso procedimento legale da essa intentato, nel 1999, nei confronti del Presidente Ocalan. La Corte Europea ha richiesto, nella sua decisione, che il processo a carico di Abdullah Ocalan in Turchia sia ripetuto. Le dichiarazioni degli ultimi tempi di vari esponenti politici turchi (tra i quali il ministro degli esteri Gul), fanno intendere che un eventuale nuovo processo a carico di Abdullah Ocalan si concluderebbe con il medesimo verdetto del primo: "Anche se Abdullah Ocalan fosse processato un centinaio di volte, subirebbe sempre la stessa condanna", ha dichiarato Gul.
Il governo turco è tuttora impegnato a seguire un suo preciso indirizzo politico riguardo al Presidente Ocalan: una sistematica esecuzione graduale! Egli è infatti imprigionato, in sempre più brutale condizione d’isolamento, sull'isola-carcere di Imrali. Una nuova riforma della legislazione penale turca (in vigore dal primo giugno) ha l’obiettivo di ridurre definitivamente al silenzio il leader kurdo e di privarlo dei pochi diritti fondamentali che ancora gli rimangono. In base alle nuove disposizioni rappresentanti delle autorità turche potranno presenziare durante gli incontri di Abdullah Ocalan con i suoi legali, e le conversazioni del leader kurdo con i legali, che dovrebbero rimanere confidenziali, saranno invece registrate. Al tempo stesso, la difesa legale di Ocalan è indebolita per il fatto che otto dei suoi avvocati sono sottoposti a procedimento giudiziale e le autorità turche hanno revocato loro la facoltà di agire come difensori legali. È evidente che la nuova riforma del Codice Penale turco rende impossibile lo svolgimento, in Turchia, di un processo equo e corretto nei confronti di Abdullah Ocalan.
Dal canto suo, negli ultimi sei anni, il Presidente Öcalan, non ha mai smesso di formulare proposte per l’affermazione della pace durevole, attraverso il dialogo, e della democrazia, non solo in favore dei kurdi, ma di tutti i popoli mediorientali. Per ottenere una pace giusta e duratura occorre una riconciliazione tra le parti in conflitto. Nessuno può aspettarsi al momento che Ocalan e i Kurdi accettino la politica di totale negazione dei loro diritti da parte delle autorità turche.
Noi chiediamo pertanto che abbia luogo un processo nuovo, pienamente legale ed equo, nei confronti di Abdullah Ocalan. A tal fine chiediamo che s’intraprendano misure volte a istituire un tribunale internazionale indipendente. La Turchia è uno dei Paesi membri del Consiglio d’Europa: chiediamo pertanto che nei confronti della Turchia si attuino pressioni, per spingerla a percorrere il sentiero della pace; si ricorra, se serve, anche a sanzioni di natura politico-diplomatica. Il processo ad Abdullah Ocalan è un’occasione propizia per indirizzare la Turchia verso l’attuazione piena dei diritti umani, della democrazia e della pace!

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