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Eventi della marcia verso Gemlik
Nivîskar jana_editor Dîrok: YekŞem, 11. Îlûn 2005
löjl
toplum-yaþam
(5 / 9 settembre ‘ DIHA)-
La Marcia verso Gemlik, organizzata dalla Federazione delle Associazioni dei Familiari dei Detenuti (TUHAD-FED), si è conclusa lungo l’autostrada che da Bursa conduce ad Ankara, nei pressi della località di Inegől Mezitler.
Murat Avcý, presidente della sezione provinciale del DEHAP di Diyarbakir, ha tenuto un discorso a oltre 6000 persone: ‘Abbiamo raggiunto il nostro scopo, di mostrare la vera strada verso la soluzione della Questione Kurda e rafforzato il nostro obiettivo, rendendolo più attuale. Tutti noi, con maggior forza, abbiamo dato voce alle nostre richieste democratiche. Occorre ora attendere le risposte alle nostre domande. Le nostre richieste sono finora percepite in maniera falsa. Noi vogliamo pace, libertà ed eguaglianza nell’intero paese. Coloro che male interpretano le nostre richieste dovrebbero fermarsi a riflettere attentamente. Noi apriamo una strada e crediamo che ci condurrà al raggiungimento del nostro obiettivo. Le nostre ripetute e insistenti richieste di pace e democrazia non potranno essere bloccate’. Si è poi congratulato con la folla che ha saputo resistere alle difficoltà sorte durante la marcia.    
Ali Erdemirci, vicepresidente del DEHAP, ha poi preso la parola enfatizzando che diniego della Questione Kurda e annichilimento nei confronti della popolazione kurda sono la principale ragione del conflitto in atto in Turchia. Tali politiche rendono ancor più profondamente grave la Questione Kurda. Erdemirci: ‘Il PKK è parte in conflitto, esso non è dunque la causa del conflitto, ma uno dei suoi effetti. È noto che il cessate-il-fuoco, unilateralmente proclamato il 1° settembre 1998 dal leader del popolo kurdo Abdullah Öcalan è stato mantenuto per ben sei anni e che in quegli anni sono state formulate proposte di pace. Su invito di Abdullah Öcalan il PKK ritirò le proprie forze combattenti al di fuori dei confini turchi. ... Una delle parti in conflitto è lo stato turco, l’altra è il Movimento Democratico Kurdo, di cui Abdullah Öcalan è il leader riconosciuto. La Questione è risolvibile solo se si considerano come parti i veri interlocutori. Altrimenti la Questione scivolerà verso un punto morto’. Si è poi rivolto anche all’opinione pubblica turca: ‘Si sta sviluppando il razzismo, adducendo la pretesa che l’unità del paese è a rischio. Non dovreste cadere in una simile trappola. L’unico modo per sottrarsi alla trappola consiste nel lottare strenuamente, tutti insieme, per la pace e per la democrazia. Noi kurdi vogliamo esercitare i diritti che spettano a tutti gli esseri umani: essere istruiti nella nostra madrelingua, poter godere della nostra cultura e conservare la nostra identità, in quanto cittadini della comunità che vive in Turchia. È la nostra giusta richiesta, e non si tratta di una richiesta separatista’.
Migliaia di persone hanno pronunciato slogan inneggianti ad Abdullah Öcalan e sollevato le loro carte d’identità, come per dire: Noi non vogliamo vivere privi della nostra identità’. Uno degli slogan recitava: ‘Un giorno andremo a Imrali!’. Poi tutti sono risaliti sulle loro automobili e sugli autobus, dopo la conclusione dei discorsi, e si sono allontanati; le forze di sicurezza si sono allora riunite nell’area abbandonata dai partecipanti alla marcia.
La polizia ha poi attaccato 5 dimostranti, provenienti da Istanbul, che erano rimasti indietro, nonché alcuni civili. Trascinati in un’area boscosa, i cinque sono stati provocati e molestati. E azioni di disturbo la polizia ha compiuto anche nei confronti dei giornalisti che erano impegnati a documentare gli eventi. Le unità della gendarmeria, pur se presenti, non sono intervenute.
 
Una folla riunitasi ad Adana per protestare per gli attacchi razzisti subiti dai dimostranti a Bozuyuk è stata ostacolata dalla polizia, che ne ha impedito la manifestazione di protesta, impiegando bastoni e gas urticanti.
I dimostranti si sono asserragliati in una strada del quartiere di Þakirpaþa, bloccandola con pneumatici di automobili e inneggiando ad Abdullah Öcalan. Agli slogan la polizia ha risposto con bastonate e gas urticanti e i dimostranti, per lo più assai giovani, a loro volta hanno replicato tirando sassi. La situazione è tuttora tesa.
 
Proteste per l’attacco razzista a coloro che intendevano marciare verso Gemlik hanno avuto luogo anche a Diyarbakir. Taluni che sono stati attaccati hanno richiesto all’Associazione per i Diritti Umani ‘ IHD ‘ di presentare ricorsi giudiziari nei confronti di coloro che li hanno attaccati. Una delle vittime di attacchi è la giornalista Derya Karaçoban, della rivista EVRENSEL: ferita durante le manifestazioni che hanno avuto luogo a Diyarbakir, ha riferito all’IHD che quando sono cominciati ad arrivare gli autobus di quelli che tornavano da Gemlik la folla si è diretta marciando verso Baðlar; giunta nei pressi di una stazione di polizia, è stata attaccata dai poliziotti. Essi hanno scalciato la giornalista ripetutamente, pur essendo stati messi al corrente della sua professione. È stata poi condotta alla stazione di polizia e vari colleghi giornalisti si sono recati lì a chiederne la liberazione. La polizia l’ha rilasciata, ma ha trattenuto la sua tessera di giornalista e l’attrezzatura fotografica.
72 manifestanti (10 sono donne) sono stati messi sotto custodia a Van, per aver protestato contro gli attacchi razzisti perpetrati ai danni dei Kurdi che ritornavano dalla Marcia verso Gemlik, finalizzata a richiedere la risoluzione della Questione Kurda e la libertà per Abdullah Öcalan. I manifestanti sono stati condotti alla procura di Van. In precedenza erano stati tenuti in custodia nel locale dipartimento di polizia per quattro giorni. Hanno attirato l’attenzione perché erano in condizioni esauste. La presenza di molte persone radunatesi all’esterno della procura ha indotto la polizia a prendere precauzioni per la sicurezza. Le accuse rivolte ai 72 fermati sono di aver causato danni a proprietà statali, di essersi scontrati con la polizia, di aver scandito slogan inneggianti in favore di una organizzazione fuorilegge. Sono stati rilasciati nel frattempo cinque bambini (!!), che il 7 settembre erano stati interrogati dal procuratore.
Al loro ritorno da Gemlik, i kurdi sono stati attaccati nella località di Bozűyük. Gli autobus su cui viaggiavano sono stati presi a sassate, e taluni sono stati anche incendiati da una folla di fascisti locali. La polizia e la gendarmeria inizialmente sono rimaste a guardare, dopo alcune ore hanno attacca anch’esse i kurdi. Il quotidiano Özgür Gündem ha riferito il 6 settembre il commento del Presidente del DEHAP, Tuncer Bakirhan al riguardo: Bakirhan ritiene che gli assalti ai kurdi siano stati sistematicamente organizzati (non può essere casuale, a detta di Bakirhan, che alcune migliaia di persone si siano radunate improvvisamente in una località di modeste dimensioni, qual è Bozűyük) fossero  e che si è trattato di un episodio di cui la Turchia deve vergognarsi. Essa deve vergognarsi altresì per il fatto che ai kurdi è tuttora negata la libertà di movimento, nonché quella di esercitare appieno i loro diritti democratici. Bakirhan ha anche criticato il fatto che le forze di sicurezza nulla hanno fatto per impedire l’assalto della folla agli autobus che trasportavano i kurdi. E’ evidente che vi sono circoli in Turchia che provano a far leva sul nazionalismo per mettere i popoli l’uno contro l’altro e per esercitare pressioni sui kurdi. Il popolo kurdo non si lascerà tuttavia distogliere dalla propria lotta per ottenere libertà, ha concluso Bakirhan.

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