
04.06.2008-Le ali hanno portato Giò Piccione verso Altopascio, dove si è fatto raccontare da un amico la storia di Aydin Agit. Molte sono le riflessioni che questo incontro ha suscitato nell'opinionista volatile, come ama definirsi il colombo. E noi riportiamo quello che ci ha scritto.
Questo fine settimana per molti è stato di vacanza, ma noi piccioni non abbiamo di queste feste. Certo, anche noi abbiamo le nostre ricorrenze, ma sono molto diverse. Però apprezzo molto le vostre feste: la città si riempie di turisti, i quali, non trovando molti posti dove mangiare, si fermano per le strade e, alla fine se ti avvicini, ne ascolti i discorsi e noi ci divertiamo un mondo a sentire le loro storie. Un giorno ve le racconterò, promesso!
Ad ogni modo, non è di questo che volevo parlare. L'altro giorno stavo grugando con un mio amico che vive ad Altopascio, il merlo Giosué Tau, e mi ha detto che, qualche sera fa, alcuni tipi hanno tirato delle bottiglie incendiarie al negozio di kebab di un ragazzo curdo.
Non so davvero come si possano fare cose del genere. "Certo - mi direte - come puoi capire tu che sei un piccione?". In effetti non riesco a comprendere come si possa dare fuoco ad un locale, dove sopra sta il gestore con la sua famiglia, bambini compresi, mettendo, così, a rischio la vita stessa di una famiglia. E questo prescinde dalle motivazioni che possono stare a monte di un gesto del genere. E' assurdo. E basta.
Essendo però sono un colombo curiosissimo mi sono spinto fino ad Altopascio per capire meglio cosa fosse successo. E' stato così che, assieme al merlo Giosuè Tau, sono andato a vedere con i miei occhi e sentire con le mie orecchie.
Allora, la storia la conoscete tutti: ignoti, come si suol dire, hanno lanciato delle bottiglie incendiare - o molotov che dir si voglia - contro un cosiddetto "kebabbaro" e, cioè, un ragazzo di origine curda che vive con la sua famiglia, cucinando kebab ad Altopascio.
Mi diceva Giosuè Tau, il merlo, che questo ragazzo, Aydin Agit, è arrivato in Italia otto anni fa, dopo essere fuggito dal Kurdistan. Un posto dove succedono cose che noi colombi sinceramente non comprendiamo.
Fanno parte della stessa nazione, eppure quelli che sono di più combattono quelli che sono di meno o, comunque, diversi. Non sono i soli, ma mi ricordo anni fa, un grande concerto internazionale a favore di questo popolo, al quale presi parte, guardandolo dall'alto. Allora tutti ne parlavano. Oggi se ne parla molto meno, forse distratti da altre emergenze. Forse è anche normale così. Per voi. Non per noi colombi.
Ecco, mi sono lasciato distrarre da una delle questioni che mi sta maggiormente a cuore, perché per me questo genere di discriminazioni hanno ben poco senso. Ma del resto, si sa, io sono un piccione.
Insomma, questo ragazzo, Aydin Agit, è arrivato ad Altopascio due anni fa ed ha aperto la rivendita di Kebab.
Buffo il destino di Aydin Agit: è andato via dal suo Paese perché era perseguitato. Ha trovato una nuova patria, ha messo al mondo dei figli che frequentano la scuola come tutti i bambini italiani. E oggi si trova di nuovo ad essere se non perseguitato, comunque bersaglio di chi lo vede come "diverso".
Questo paradosso mi ha fatto riflettere: alla fine il suo destino è relativamente cambiato da quando viveva in Kurdistan.
In Turchia era perseguitato dai turchi, perché di etnia curda.
Qua perché?
Perché commerciante?
Perché curdo in Italia?
Perché venditore di kebab?
O solo perché quella sera non si sapeva cosa fare?
Qualsiasi sia la risposta che il tempo - e gli inquirenti - daranno a queste domande, per Aydin Agit cambia molto poco.
Prima viveva in un Paese. Ora non ci vive più. Per colpa di chi lo riteneva "diverso".
Prima aveva un negozio. Ora non ce l'ha più. Per colpa di chi lo ritiene "diverso"?
Mi direte che in Italia non è perseguitato dal governo. Magra consolazione, vi rispondo. Non sarà perseguitato dallo Stato, ma Giosuè Tau mi diceva che il sindaco al momento non è che abbia fatto un granché.
Mentre torno verso piazza San Michele e il mio campanile, penso: chissà quali sarebbero state le reazioni qualora l'episodio fosse avvenuto ad un pizzaiolo italiano.
E con questa domanda, che non avrà mai risposta, vi lascio e vi saluto caramente come sempre,
Vostro,Giò Piccione-
Piazza San Michele-
Campanile-
*Opinionista Volatile