In un mondo in cui non ci sono più le mezze stagioni se ne va anche un mitico quanto malsano tabù: il detto 'fumare come un turco'. Da lunedì mattina in Turchia entra in vigore la legge anti-fumo. Un vero e proprio provvedimento a tolleranza zero, fortemente voluto dal premier Recep Tayyip Erdogan per uniformarsi sempre di più alla normativa europea.
Da lunedì 19 maggio sarà vietato fumare in taxi, impianti sportivi, strutture sanitarie, scuole, atenei, uffici e persino i giardini all'interno di complessi pubblici, come quelli delle università. Per il divieto, agognato da molti, nei bar e nei ristoranti bisognerà aspettare ancora fino a luglio 2009. una data che a molti sembra ancora troppo lontana, vista la dittatura della nicotina nei locali pubblici, soprattutto di inverno.
Ma tant'è, ormai è fatta e ai turchi, teoricamente, non resta altro che piangere e adeguarsi. In realtà in questi giorni molti sono pronti a scommettere che il popolo della Mezzaluna farà spallucce infischiandosene altamente dei divieti.
Negli ultimi mesi molte associazioni di categoria, soprattutto i proprietari di bar e ristoranti, hanno minacciato di ricorrere alla magistratura e di chiedere i danni morali allo Stato. Qualche cittadino particolarmente fantasioso ha pensato di andare direttamente alla Corte Costituzionale e di fare invalidare la legge perché è un'offesa all'identità nazionale turca.
Metà dei deputati tabagismi della Tbmm ha promesso che smetterà di fumare, con buona pace del Presidente del Parlamento Koksal Toptan, che aveva minacciato di andarli a prendere uno per uno se non avessero rispettato il divieto.
I cittadini sembrano meno volonterosi. Secondo una ricerca condotta dalla lega turca anti-fumo il 50% delle persone continuerà a fumare incurante del divieto. Hanno poco da scherzare perché rischiano fino a 2500 euro di multa. Ma si sa, quando i turchi ci si mettono sono teste dure, anche se si tratta della loro salute.
Vedremo chi la spunta. A Istanbul, fra ristoratori che si preparano al peggio e gente che protesta, gli unici contenti sono i pescatori: almeno le sponde del Bosforo le hanno risparmiate dal divieto.
APCOM